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giovedì 1 novembre 2007
giovedì 23 agosto 2007
Un coltello
Un coltello saltato fuori non so quando non so come. Un ricordo non mio. Da me forse rimosso.
Sconvolgente che lei dica che era tutto normale. E lo continui a dire. L'importante è fare finta di niente
Se le cose non si dicono smettono di esistere?
No crescono dentro come non mai.
Sconvolgente che lei dica che era tutto normale. E lo continui a dire. L'importante è fare finta di niente
Se le cose non si dicono smettono di esistere?
No crescono dentro come non mai.
martedì 24 luglio 2007
Il terrore
Chi non h provato il terrore continuo per ogni parola per ogni sussurro per ogni giocattolo rotto, per ogni posata usata male, per ogni scoppio di risa quando si doveva stare in silenzio, per ogni pianto quando se ne prendevano. Per ogni rientro a casa. Per ogni passo.
Chi non ha provato questo terrore non dica che ne abbiamo colpa noi che eravamo bambini.
Non dica che non è stato abbastanza.
(E' vero non siamo stati violentati, che fortuna!! poteva andare peggio)
Non bestemmi.
Siamo stati bambini.
Ma in realtà non lo siamo mai stati.
Non abbiamo le stronzate freudiane che la psicanalisi propina.
Non abbiamo semplicemente avuto i genitori. Nè nel bene. Nè nel male. Niente complessi edipici. Solo un reale e sano distacco emotivo totale.
Ma ringraziando Dio abbiamo avuto dei nonni, ringraziando Dio abbiamo avuto degli zii, ringraziando Dio eravamo in tre e ci siamo fatti forza.
Ma non ho colpa, neanche di quanto sono 'divers*' più divers* dei diversi e per questo disgustos*.
Chi non ha provato questo terrore non dica che ne abbiamo colpa noi che eravamo bambini.
Non dica che non è stato abbastanza.
(E' vero non siamo stati violentati, che fortuna!! poteva andare peggio)
Non bestemmi.
Siamo stati bambini.
Ma in realtà non lo siamo mai stati.
Non abbiamo le stronzate freudiane che la psicanalisi propina.
Non abbiamo semplicemente avuto i genitori. Nè nel bene. Nè nel male. Niente complessi edipici. Solo un reale e sano distacco emotivo totale.
Ma ringraziando Dio abbiamo avuto dei nonni, ringraziando Dio abbiamo avuto degli zii, ringraziando Dio eravamo in tre e ci siamo fatti forza.
Ma non ho colpa, neanche di quanto sono 'divers*' più divers* dei diversi e per questo disgustos*.
martedì 29 maggio 2007
18 Anni
Ricordo perfettamente il mio diciottesimo compleanno. Ricordo di non aver festeggiato niente di particolare. Era domenica. Era il 1985. Il giorno dopo avrei avuto un compito di Storia e Filosofia insieme.
Ricordo che non ho studiato. Volutamente perchè per diamine era il mio diciottesimo compleanno, ed era domenica. Ricordo che ho pensato .. qualcosa inventerò ..
Ricordo che avevo pantaloni bianchi, maglietta nera e scarpe nere.
Ricordo che ho pensato molto quel giorno.
Ricordo che sono stato sdraiato tutto il pomeriggio sul muretto della Chiesa a meditare su quello che pensavo sarebbe accaduto quel giorno, che poi si era alla fine trasformato in un giorno come tanti.
Ma chiaro avevo in mente un solo pensiero.
SONO MAGGIORENNE. QUALORA DECIDESSI DI ANDARMENE NESSUNO HA PIU' DIRITTI SU DI ME. NESSUNO.
Un pensiero che mi dava tanta tanta forza.
Anche se in realtà vedevo che nientre sembrava EFFETTIVAMENTE cambiato.
Un pomeriggio su un muretto della chiesa a guardare il cielo e le nuvole, pensando che alla fine non cambia mai nulla anche se in realtà cambia sempre tutto.
(Il giorno dopo ho fatto il compito di Storia e Filosofia insieme, prendendo 8 a entrambe le materie!!!) A volte alla fine pensare al proprio dentro serve a qualcosa.
Ricordo che non ho studiato. Volutamente perchè per diamine era il mio diciottesimo compleanno, ed era domenica. Ricordo che ho pensato .. qualcosa inventerò ..
Ricordo che avevo pantaloni bianchi, maglietta nera e scarpe nere.
Ricordo che ho pensato molto quel giorno.
Ricordo che sono stato sdraiato tutto il pomeriggio sul muretto della Chiesa a meditare su quello che pensavo sarebbe accaduto quel giorno, che poi si era alla fine trasformato in un giorno come tanti.
Ma chiaro avevo in mente un solo pensiero.
SONO MAGGIORENNE. QUALORA DECIDESSI DI ANDARMENE NESSUNO HA PIU' DIRITTI SU DI ME. NESSUNO.
Un pensiero che mi dava tanta tanta forza.
Anche se in realtà vedevo che nientre sembrava EFFETTIVAMENTE cambiato.
Un pomeriggio su un muretto della chiesa a guardare il cielo e le nuvole, pensando che alla fine non cambia mai nulla anche se in realtà cambia sempre tutto.
(Il giorno dopo ho fatto il compito di Storia e Filosofia insieme, prendendo 8 a entrambe le materie!!!) A volte alla fine pensare al proprio dentro serve a qualcosa.
lunedì 7 maggio 2007
La fuga da casa (14 anni)
Ci penso da giorni, ci penso da settimane, ci penso da mesi.. voglio andarmene da questo inferno. Voglio costruire una vita mia. Voglio cambiare nome e città. Voglio trovare un lavoro e vivere e costruirmi da solo. Voglio questo. Una mattina decido.
Tolgo tutti i libri dallo zaino di scuola. Prendo tutti i miei risparmi. Metto vestiti nello zaino. E' una mattina di ottobre. Io faccio la IV ginnasio ma questo giorno non arriverò a scuola. Nessuno mi cercherà fino alle due del pomeriggio. Ho tutto il tempo per andare lontano.
Voglio andare a Roma è una città grande. Lì nessuno mi troverà. Sarò abile a non farmi trovare. Arriverò e cercherò subito un lavoro. Non penso ad altro. Sembra facile.
Esco di casa. Con lo zaino. Ormai è fatta. Non posso andare a scuola senza libri. Vado alla stazione. Faccio il biglietto e mi sembra che mi guardino male. Mi sembra che tutti mi guardino male. Sono minuto. Sembro più piccolo della mia età. Per questo mi guardano male, pensano dove va questo ragazzino così piccolo da solo?
Salgo sul treno.Aspetto la partenza. Parto. Guardo dal finestrino e ancora mi sembra tutto facile. Arriva il controllore: mi chiede il biglietto e anche lui mi guarda male.
Tutti mi guardano male. Ma io non ho paura.
Arrivo a Roma. Scendo dal treno e subito vengo avvolto da un senso di caos assoluto. Un caos che non avevo lasciato a Firenze. Un caos di macchine, di autobus, di persone. Ho paura di incontrare dei conoscenti di famiglia che abitano a Roma. Ma poi mi dico che è praticamente impossibile una coincidenza così. Comincio a vagare per le strade. Cercando insegne che offrano lavoro. Niente. Non ne trovo neanche una. A pranzo mi compro un panino e continuo la mia ricerca.. quanti posti ho girato quanto ho camminato quel giorno. Via via che passano le ore mi sembra tutto meno facile che quando lo immaginavo.
Si fa buio. Sono le sei del pomeriggio. Penso a dove potro' passare la notte.. Comincio ad avere paura. Non l'avevo messo in conto di avere paura.
Vago ancora un po'. Poi vedo una cabina telefonica. Metto gli spiccioli e chiamo a casa. Risponde mamma. Dico solo con un sussorro 'Sono scappato da casa'. Sento un urlo. Poi pianti. Dove sei?
'A Roma'. 'Ho telefonato a tutti gli ospedali di Firenze. Pensavo ti fosse successo qualcosa' Ancora pianti. Sussurro 'Ho paura' Risposta 'Trova un poliziotto. Digli tutto. Prendo il treno e arrivo'.
Riattacco. Vado a cercare un poliziotto. Non è facile. Ma alla fine ne vedo uno. Sussurro anche a lui 'Sono scappato da casa' ... Mi guarda... 'Di dove sei?' .. 'Di Firenze'.. Mi carica sulla macchina e mi porta in caserma. Mi danno un panino. Mi danno da bere. Mi interrogano.
Devo rispondere a tutte le domande. Mi perquisiscono. Mi guardano male e mi chiedono 'Dove hai preso questi soldi?' Come se li avessi rubati. Rispondo firo ?sono miei, sono i miei risparmi' Dicono 'Più di centomila lire?' E io rispondo 'Sì li ho risparmiati' E poi ancora domande. 'Perchè sei scappato?' Risposta 'Non lo so'. E basta.
E poi aspettare aspettare aspettare. Arriva la mamma. Sono le 3 di notte. Fanno firmare anche a lei il verbale. Andiamo via. Andiamo a dormire a casa di conoscenti che sono gentilissimi soprattutto con me. Mentre lei continua a piangere e a dire quanto l'ho fatta soffrire. Il giorno dopo riprendiamo il treno. Il viaggio completamente in silenzio tra i singhiozzi radi della mamma. Torniamo a casa. Non se ne è più parlato. nessuno mi ha più chiesto niente. Mia mamma ha smesso di mangiare le ciliege perchè aveva fatto questo voto allla madonna che se ritornavo non ne avrebbe più mangiate. E' ancora così. E io mi sento in colpa nei mesi delle ciliege.
Tolgo tutti i libri dallo zaino di scuola. Prendo tutti i miei risparmi. Metto vestiti nello zaino. E' una mattina di ottobre. Io faccio la IV ginnasio ma questo giorno non arriverò a scuola. Nessuno mi cercherà fino alle due del pomeriggio. Ho tutto il tempo per andare lontano.
Voglio andare a Roma è una città grande. Lì nessuno mi troverà. Sarò abile a non farmi trovare. Arriverò e cercherò subito un lavoro. Non penso ad altro. Sembra facile.
Esco di casa. Con lo zaino. Ormai è fatta. Non posso andare a scuola senza libri. Vado alla stazione. Faccio il biglietto e mi sembra che mi guardino male. Mi sembra che tutti mi guardino male. Sono minuto. Sembro più piccolo della mia età. Per questo mi guardano male, pensano dove va questo ragazzino così piccolo da solo?
Salgo sul treno.Aspetto la partenza. Parto. Guardo dal finestrino e ancora mi sembra tutto facile. Arriva il controllore: mi chiede il biglietto e anche lui mi guarda male.
Tutti mi guardano male. Ma io non ho paura.
Arrivo a Roma. Scendo dal treno e subito vengo avvolto da un senso di caos assoluto. Un caos che non avevo lasciato a Firenze. Un caos di macchine, di autobus, di persone. Ho paura di incontrare dei conoscenti di famiglia che abitano a Roma. Ma poi mi dico che è praticamente impossibile una coincidenza così. Comincio a vagare per le strade. Cercando insegne che offrano lavoro. Niente. Non ne trovo neanche una. A pranzo mi compro un panino e continuo la mia ricerca.. quanti posti ho girato quanto ho camminato quel giorno. Via via che passano le ore mi sembra tutto meno facile che quando lo immaginavo.
Si fa buio. Sono le sei del pomeriggio. Penso a dove potro' passare la notte.. Comincio ad avere paura. Non l'avevo messo in conto di avere paura.
Vago ancora un po'. Poi vedo una cabina telefonica. Metto gli spiccioli e chiamo a casa. Risponde mamma. Dico solo con un sussorro 'Sono scappato da casa'. Sento un urlo. Poi pianti. Dove sei?
'A Roma'. 'Ho telefonato a tutti gli ospedali di Firenze. Pensavo ti fosse successo qualcosa' Ancora pianti. Sussurro 'Ho paura' Risposta 'Trova un poliziotto. Digli tutto. Prendo il treno e arrivo'.
Riattacco. Vado a cercare un poliziotto. Non è facile. Ma alla fine ne vedo uno. Sussurro anche a lui 'Sono scappato da casa' ... Mi guarda... 'Di dove sei?' .. 'Di Firenze'.. Mi carica sulla macchina e mi porta in caserma. Mi danno un panino. Mi danno da bere. Mi interrogano.
Devo rispondere a tutte le domande. Mi perquisiscono. Mi guardano male e mi chiedono 'Dove hai preso questi soldi?' Come se li avessi rubati. Rispondo firo ?sono miei, sono i miei risparmi' Dicono 'Più di centomila lire?' E io rispondo 'Sì li ho risparmiati' E poi ancora domande. 'Perchè sei scappato?' Risposta 'Non lo so'. E basta.
E poi aspettare aspettare aspettare. Arriva la mamma. Sono le 3 di notte. Fanno firmare anche a lei il verbale. Andiamo via. Andiamo a dormire a casa di conoscenti che sono gentilissimi soprattutto con me. Mentre lei continua a piangere e a dire quanto l'ho fatta soffrire. Il giorno dopo riprendiamo il treno. Il viaggio completamente in silenzio tra i singhiozzi radi della mamma. Torniamo a casa. Non se ne è più parlato. nessuno mi ha più chiesto niente. Mia mamma ha smesso di mangiare le ciliege perchè aveva fatto questo voto allla madonna che se ritornavo non ne avrebbe più mangiate. E' ancora così. E io mi sento in colpa nei mesi delle ciliege.
Un suicidio mancato 2° parte (io a 15 anni)
Non mi ricordavo fino a stasera che a trovare lui agonizzante nel letto con tutta la schiuma che usciva dalla bocca era stata mia sorella. Non ricordavo fino ad oggi pomeriggio che di questo argomento non si è mai più parlato in casa (come nessuno si è mai degnato di chiedermi come mai fossi scappato da casa... solo che avevo fatto preoccupare troppo la mamma.. ma niente domande sul perchè).
Se gli argomenti sono sempre rimossi, io non posso che aver imaparo a rimuovere.
Niente altro mi hanno insegnato
Se gli argomenti sono sempre rimossi, io non posso che aver imaparo a rimuovere.
Niente altro mi hanno insegnato
martedì 1 maggio 2007
Inadeguatezza (sempre)
Io ero sempre considerat*
inett*,
inadeguat*,
imbranat*,
incapac* ,
imbecille,
idiota
E adesso ho ancora lo stesso trattamento, da lui e da altri.
Da lui non mi interessa.
Da altri diventa solo impossibile sofferenza che continua
inett*,
inadeguat*,
imbranat*,
incapac* ,
imbecille,
idiota
E adesso ho ancora lo stesso trattamento, da lui e da altri.
Da lui non mi interessa.
Da altri diventa solo impossibile sofferenza che continua
giovedì 19 aprile 2007
Un suicidio mancato (io a 15 anni)
A proposito di inadeguatezza. Forse un giorno di tanti anni fa a lui è balzata improvvisamente agli occhi la sua inadeguatezza. La sua vera inadeguatezza e quindi ha deciso di suicidarsi. Ma il vero fallimento era davanti a lui... uno che tenta di suicidarsi e rischia la menomazione a vita (questa era la prospettiva dopo qualche giorno dal plateale gesto) è deficente fino in fondo.
Speravamo in molti che non ce la facesse...
Ma come tutte le cose niente va mai come si vorrebbe. E dopo settimane di coma, e mesi e mesi di fisioterapia è ritornato come prima.
Speravamo in molti che non ce la facesse...
Ma come tutte le cose niente va mai come si vorrebbe. E dopo settimane di coma, e mesi e mesi di fisioterapia è ritornato come prima.
venerdì 6 aprile 2007
Una Pasqua (non so quanti anni fa)
Lui è molto poco irrispettoso della religione cristiana. Ma non è un ateo intelligente ma solo uno che bestemmia in continuazione, che spenge la radio se parlano del papa, che impedisce a chiunque di manifestare un proprio pensiero sull'argomento, offendendo in continuazione e basta. Senza alcun rispetto. Sembra quasi che con questo odio manifestato così esageratamente dimostri una credenza che si nega, non ha senso bestemmiare contro qualcosa che credi non esista. E' stupido e idiota. E non ho migliori pensieri e non giustifico l'arroganza di credersi depositario di una verità da imporre a tutti i costi. Con violenza.
Una Pasqua di tanti anni fa si era messo in testa che se noi uscivamo potevamo andare da mia zia (stava a due passi) e potevamo addirittura mangiare un uovo o qualcosa fatto con un uovo portato in chiesa a benedire. Da rimanerne contaminati mi chiedo oggi? Ma che che gli dice a uno così il cervello? Una ferocia inaudita nel dire queste cose alla mamma nell'offerndere mia nonna, mia zia e tutti i nostri parenti. Come fa una persona a stare con uno che chiama 'puttana' la sua mamma, 'troie' le sue sorelle, e altri epiteti per tutti i parenti e per tutto il resto. Come fa?
Una cieca furia, ingiusta. Profondamente ingiusta.
Quel giorno, dalla mattina alla sera
Noi fummo chiusi in casa, a chiave. Sequestrati.
Perchè non si venisse in contatto con uova benedette ... (allucinante a vederla oggi)
Anche se era una bella domenica
Con lui in accappatoio tutto il giorno che pattugliava tutte le stanze come un soldato, ogni tanto bestemmiava la chiesa e tutti i nostri e suoi parenti con una faccia cattiva, cattiva e basta. Ma che faceva paura.
Mi ricordo di essere stata particolarmente ferma e particolarmente arrabbiata per tutto quel giorno. E di aver represso lacrime e voglia di urlare urlare urlare urlare...
E la mamma zitta a farsi dire tutto.
Una Pasqua di tanti anni fa si era messo in testa che se noi uscivamo potevamo andare da mia zia (stava a due passi) e potevamo addirittura mangiare un uovo o qualcosa fatto con un uovo portato in chiesa a benedire. Da rimanerne contaminati mi chiedo oggi? Ma che che gli dice a uno così il cervello? Una ferocia inaudita nel dire queste cose alla mamma nell'offerndere mia nonna, mia zia e tutti i nostri parenti. Come fa una persona a stare con uno che chiama 'puttana' la sua mamma, 'troie' le sue sorelle, e altri epiteti per tutti i parenti e per tutto il resto. Come fa?
Una cieca furia, ingiusta. Profondamente ingiusta.
Quel giorno, dalla mattina alla sera
Noi fummo chiusi in casa, a chiave. Sequestrati.
Perchè non si venisse in contatto con uova benedette ... (allucinante a vederla oggi)
Anche se era una bella domenica
Con lui in accappatoio tutto il giorno che pattugliava tutte le stanze come un soldato, ogni tanto bestemmiava la chiesa e tutti i nostri e suoi parenti con una faccia cattiva, cattiva e basta. Ma che faceva paura.
Mi ricordo di essere stata particolarmente ferma e particolarmente arrabbiata per tutto quel giorno. E di aver represso lacrime e voglia di urlare urlare urlare urlare...
E la mamma zitta a farsi dire tutto.
sabato 31 marzo 2007
Sono cadut* dalle scale (scuole elementari)
Quando i lividi stavano sotto i vestiti la mamma non si preccupava troppo. Ma quando stavano sul viso allora diventava tutta nervosa. A volte mi metteva il suo fondotinta per andare a scuola e a me pareva una cosa ridicola. Ma me lo metteva bene. Non si vedeva molto, ma anche il livido diventava quasi invisibile. Poi mi faceva questa raccomandazione, soprattutto se le labbra erano gonfie e non si potevano restringere con qualche trucco.. mi diceva .. 'mi raccomando... se ti chiedono qualcosa di' che sei cadut* dalle scale...' Adesso mi chiedo.. ma la maestra cosa pensava.. almeno poteva pensare che avessi dei gravi problemi di deambulazione se mi capitava sempre di cadere dalle scale, oppure poteva pensare la mia mamma non facesse altro che dare la cera su queste fantomatiche scale, o ancora che ero esageratamente esuberante in casa rispetto al mio usuale comportamento a scuola e la mia corporatura minimalista...
Chissà che pensava la maestra ... non lo saprò mai.
Chissà che pensava la maestra ... non lo saprò mai.
giovedì 29 marzo 2007
15 marzo 1978
Questo è l'unico episodio della mia VITA NERA che ricordo con una dovizia di particolari incredibile. Come se fosse ieri. Come se si fosse stampato per sempre nella mia mente e non riuscissi a cancellarlo come in realtà vorrei.
Come se mi dovesse perseguitare per sempre.
Come per dirmelo e ricordarmelo sempre.
L'ho scritto una volta sola.
L'ho raccontato per primo ad una persona importante.
Lo copio da lì. Non lo modifico anche se potrei aggiungere i particolari su ogni dettaglio, cosa c'era in cucina, la tovaglia, i bicchieri, i piatti, gli sguardi, il fornello, l'acquaio, la paura, la paura, la paura.
L'aria densa. L'aria densa su di noi tre. L'aria densa che ti soffoca già prima di poter respirare. Quell'aria che forse riuscirò un giorno ad espirare completamente.
Forse quando riuscirò a rimangiare seppie in inzimino...
Come se mi dovesse perseguitare per sempre.
Come per dirmelo e ricordarmelo sempre.
L'ho scritto una volta sola.
L'ho raccontato per primo ad una persona importante.
Lo copio da lì. Non lo modifico anche se potrei aggiungere i particolari su ogni dettaglio, cosa c'era in cucina, la tovaglia, i bicchieri, i piatti, gli sguardi, il fornello, l'acquaio, la paura, la paura, la paura.
L'aria densa. L'aria densa su di noi tre. L'aria densa che ti soffoca già prima di poter respirare. Quell'aria che forse riuscirò un giorno ad espirare completamente.
Forse quando riuscirò a rimangiare seppie in inzimino...
15 marzo 1978
Episodio.
A tavola.
Tutti in silenzio come sempre.
Parlare era pericoloso.
Se dicevi una parola sbagliata
ne prendevi ...
Meglio non rischiare.
Domanda di lui che giorno è oggi?
Io scem* che rispondo
il 15 marzo..
E lui allora solo a me..
E che giorno è il 15 marzo
e io zitt*
E lui sono le idi di marzo ...
Sentivo che si metteva male ..
E lui
e che è successo per le idi di marzo?
E io
quasi sussurrando
non lo so.
Un cazzotto in pieno viso
gli occhiali che volano
niente lacrime sennò è peggio
Lui
mi mischia la macedonia con il pesce
e mi obbliga a mangiare
come un cane
senza posate
io comincio a singhiozzare
ma piano
ma lui
mi tira su di forza
mi scaraventa in terra
e comincia a tirare calci
in viso
nello stomaco
sulla schiena...
Solo perchè a 11 anni
non sapevo che il 15 MARZO
era stato ucciso
Giulio Cesare.
mercoledì 28 marzo 2007
La vergogna
Non ho mai raccontato a nessuno dei miei compagni o amici il terrore di stare in casa, per fortuna stavo a scuola fino alle 17 e trenta perchè facevo il dopo scuola che era un servizio del comune in cui dopo svolti i compiti per casa della scuola vera (quella della mattina) si stava a giocare o a fare lavoretti, tipo statue di gesso, imparare a cucinare, recite, il corso di inglese (e non lo so ancora) insomma tante cose divertenti: bastava non essere a casa che tutto era divertente.
Neanche al mio amico Nicola in campagna che mi raccontava che quando suo padre si arrabbiava lo frustava con la cinghia dei pantaloni, neanche a lui che ci vedeva sempre spensierati nella vita bianca, neanche a lui ho mai detto nulla.
La vergogna è il sentimento che più rappresenta quello che sentivo e ancora sento nei confronti dei miei genitori, vorrei che sparissero.
Mi vergognavo a farli conoscere, mi vergognavo a portare amici in casa, mi vergognavo per quell'aria innaturale e non simpatica che regnava in ogni angolo, in ogni punto della casa.
Quella tensione che rimaneva sempre sospesa in tutte le stenze. In tutti i gesti. In tutte le parole.
Anche ora se trovassi un* compagn* non credo che gli vorrei far conoscere i miei genitori: meglio tenerli lontani dalla mia vita di adesso, non racconto loro nulla e non mi interessa.
Non sanno niente in realtà di me, di come sono dentro.
E' mio il mio dentro. Solo mio.
Neanche al mio amico Nicola in campagna che mi raccontava che quando suo padre si arrabbiava lo frustava con la cinghia dei pantaloni, neanche a lui che ci vedeva sempre spensierati nella vita bianca, neanche a lui ho mai detto nulla.
La vergogna è il sentimento che più rappresenta quello che sentivo e ancora sento nei confronti dei miei genitori, vorrei che sparissero.
Mi vergognavo a farli conoscere, mi vergognavo a portare amici in casa, mi vergognavo per quell'aria innaturale e non simpatica che regnava in ogni angolo, in ogni punto della casa.
Quella tensione che rimaneva sempre sospesa in tutte le stenze. In tutti i gesti. In tutte le parole.
Anche ora se trovassi un* compagn* non credo che gli vorrei far conoscere i miei genitori: meglio tenerli lontani dalla mia vita di adesso, non racconto loro nulla e non mi interessa.
Non sanno niente in realtà di me, di come sono dentro.
E' mio il mio dentro. Solo mio.
Flashback di Vita nera (9 anni circa)
C'è mia sorella che ne sta prendendo per qualcosa. Io guardo immobile. Non intervenire fa parte della propria sopravvivenza, ma fa male. Fa male lo stesso.
Io sono terrorizzata da questo pensiero, ma non ricordo se legato a quello che stanno dicendo loro, penso: ora viene qui mi taglia la mano, me la cuoce in padella e mi obbliga a mangiarla. Questo tipo di punizione mi sembrava tra quelle possibili. Mi sembrava possibile e ne ero sempre terrorizzata. Chissà da quali parole mi è nata questa paura.
Qualcosa mi deve essere arrivato se potevo avere un pensiero così allucinante. Era uno dei miei incubi delle mie notti. Io costretta per punizione a mangiare una parte del mio stesso corpo. tendenzialmente o la mano o una parte di essa, un dito ad esempio.
Non riesco a ricordare perchè.
Ma questo era il padre che io vedevo ed ancora vedo.
E la madre non fa niente. Subisce e basta.
Ma soprattutto non fa niente per difendere i suoi figli.
Io sono terrorizzata da questo pensiero, ma non ricordo se legato a quello che stanno dicendo loro, penso: ora viene qui mi taglia la mano, me la cuoce in padella e mi obbliga a mangiarla. Questo tipo di punizione mi sembrava tra quelle possibili. Mi sembrava possibile e ne ero sempre terrorizzata. Chissà da quali parole mi è nata questa paura.
Qualcosa mi deve essere arrivato se potevo avere un pensiero così allucinante. Era uno dei miei incubi delle mie notti. Io costretta per punizione a mangiare una parte del mio stesso corpo. tendenzialmente o la mano o una parte di essa, un dito ad esempio.
Non riesco a ricordare perchè.
Ma questo era il padre che io vedevo ed ancora vedo.
E la madre non fa niente. Subisce e basta.
Ma soprattutto non fa niente per difendere i suoi figli.
Flashback di Vita nera (3 anni circa)
Non ho molti ricordi vividi della vita nera. Solo uno, ma ancora non è tempo per scriverlo.
Ricordo una sera in macchina. Pioveva. Noi tre dietro. La mamma sale e viene cominciata a essere tempestata di pugni, lì in macchina e io non so perchè e questo non saperlo mi spaventa.
Arriviamo a casa e appena entrati ricomincia il massacro. Noi tre non ci muoviamo. Il non capire ci paralizza. La mamma non fa niente. Cerca solo di difendere il suo viso.
Ricordo una sera in macchina. Pioveva. Noi tre dietro. La mamma sale e viene cominciata a essere tempestata di pugni, lì in macchina e io non so perchè e questo non saperlo mi spaventa.
Arriviamo a casa e appena entrati ricomincia il massacro. Noi tre non ci muoviamo. Il non capire ci paralizza. La mamma non fa niente. Cerca solo di difendere il suo viso.
martedì 27 marzo 2007
Regole nella Vita Nera
Nella vita Nera, c'erano pochissime regole di SOPRAVVIVENZA quotidiana.
La sopravvivenza quotidiana era di riuscire ad arrivare alla sera senza troppi lividi e soprattutto senza peggiori punizioni psicologiche.
Per fare questo era necessario (ma non sufficente)
1 - Parlare il meno possibile per evitare di sbagliare qualcosa
2 - Non dire nulla se lui ascoltava qualcosa alla radio
3 - Non litigare mai tra noi fratelli
4 - Non sbagliare assolutamente l'uso delle posate (come amo non apparecchiare bene la tavola!!) o altre regole bizzarre (per noi bambini) del galateo.
5 - Sapere rispondere alle domande quiz
6 - Non piangere se la mamma veniva picchiata
7 - Non piangere se qualcuno di noi veniva picchiato
8 - Non piangere mai
9 - Non lamentarsi mai
10- Non giocare rumorosamente per non disturbare il suo riposo
11- Non parlare mai della nonna
12- Non dire nulla dell'altra vita
13- Non nominare niente che avesse a che fare con la religione (non chiedere ad esempio perchè in questa casa non posso fare un presepe, come gli altri bambini?)
14- Non chiedere niente in generale (che implicava parlare vedi Regola 1)
Insomma bastava cercare di esser più trasparenti possibili e silenziosi.
Se non esistevi abbastanza bene potevi farcela.
Ma tutto creava una tensione continua.
La tensione dei muscoli rafforza i muscoli
La tensione dell'io-dentro rafforza l'io-dentro.
Per questo siamo forti io, mia sorella, mio fratello.
La tensione non si rilasciava mai.
La troppa tensione dei muscoli crea strappi muscolari dolorosi.
La troppa tensione dell'io-dentro crea strappi all'anima molto dolorosi.
Per questo siamo anche tanto fragili io, mia sorella e mio fratello.
La sopravvivenza quotidiana era di riuscire ad arrivare alla sera senza troppi lividi e soprattutto senza peggiori punizioni psicologiche.
Per fare questo era necessario (ma non sufficente)
1 - Parlare il meno possibile per evitare di sbagliare qualcosa
2 - Non dire nulla se lui ascoltava qualcosa alla radio
3 - Non litigare mai tra noi fratelli
4 - Non sbagliare assolutamente l'uso delle posate (come amo non apparecchiare bene la tavola!!) o altre regole bizzarre (per noi bambini) del galateo.
5 - Sapere rispondere alle domande quiz
6 - Non piangere se la mamma veniva picchiata
7 - Non piangere se qualcuno di noi veniva picchiato
8 - Non piangere mai
9 - Non lamentarsi mai
10- Non giocare rumorosamente per non disturbare il suo riposo
11- Non parlare mai della nonna
12- Non dire nulla dell'altra vita
13- Non nominare niente che avesse a che fare con la religione (non chiedere ad esempio perchè in questa casa non posso fare un presepe, come gli altri bambini?)
14- Non chiedere niente in generale (che implicava parlare vedi Regola 1)
Insomma bastava cercare di esser più trasparenti possibili e silenziosi.
Se non esistevi abbastanza bene potevi farcela.
Ma tutto creava una tensione continua.
La tensione dei muscoli rafforza i muscoli
La tensione dell'io-dentro rafforza l'io-dentro.
Per questo siamo forti io, mia sorella, mio fratello.
La tensione non si rilasciava mai.
La troppa tensione dei muscoli crea strappi muscolari dolorosi.
La troppa tensione dell'io-dentro crea strappi all'anima molto dolorosi.
Per questo siamo anche tanto fragili io, mia sorella e mio fratello.
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