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giovedì 1 novembre 2007
mercoledì 5 settembre 2007
Cosa sei?
Da piccolo mi capitava spessissimo, d'estate quando me ne andavo in giro tutto il giorno a giocare avventure su avventure, a risalire il fosso, a scacciare i cow boy (io sempre indiano) che qualcumo mi chiedesse.. sei maschio o femmina? Tira giù i pantaloni che voglio vedere.. Ed io ne ero felice. Incredibile ma mi piaceva un sacco quando mi facevano queste domande.
mercoledì 1 agosto 2007
La nonna e i suoi racconti
La nonna era nata nel 1905. Il nonno nel 1899. Oggi dopo essre stat* al cimitero tedesco della Futa ripensavo ai suoi racconti della guerra (la seconda perchè la prima lei aveva solo 13 anni). Nella prima il nonno era un 'ragazzo del 99' cioè l'avevano fatto partire a 17 anni e per questo aveva un bel pò di medaglie.
La seconda il nonno aveva più di 40 anni e quindi se l'è sgamata. Ma ogni volta che passavano i tedeschi lui si imboscava per i campi, perchè con donne e bambini erano accomodanti ma con gli uomini insistevano di più, facevano i forti. Guardando le tombe oggi ho pensato che erano ragazzi spaventati buttati a combattere per qualcosa che avevano fatto loro credere.. insomma la nonna diceva che ogni tanto passavano entravano nelle case e cercavano le cose da mangiare più preziose, olio, carne pane, marmellata.... ma la nonna e il nonno erano stati furbi e avevano scavato nell'orto una buca dove ci tenevano delle casse con le cose da mangiare di cui sopra. Nell'orto i tedeschi non ci guardavano, solo nelle dispense e nelle cantine ...
Magari il rancio anche per loro non era il massimo e sfruttavano un po' il privilegio dell'invasore per mangiare meglio..
La nonna non ha mai parlato male comunque di questi ragazzi.. forse li vedeva come tali. Non ha mai raccontato episodi di violenza. Ma ha solo descritto questo cercare ogni tanto qualcosa di buono da mangiare. Forse in un paesino di campagna lontano dalle grandi città e con strade poco importanti la guerra è un po' meno guerra. Per tutti.
La seconda il nonno aveva più di 40 anni e quindi se l'è sgamata. Ma ogni volta che passavano i tedeschi lui si imboscava per i campi, perchè con donne e bambini erano accomodanti ma con gli uomini insistevano di più, facevano i forti. Guardando le tombe oggi ho pensato che erano ragazzi spaventati buttati a combattere per qualcosa che avevano fatto loro credere.. insomma la nonna diceva che ogni tanto passavano entravano nelle case e cercavano le cose da mangiare più preziose, olio, carne pane, marmellata.... ma la nonna e il nonno erano stati furbi e avevano scavato nell'orto una buca dove ci tenevano delle casse con le cose da mangiare di cui sopra. Nell'orto i tedeschi non ci guardavano, solo nelle dispense e nelle cantine ...
Magari il rancio anche per loro non era il massimo e sfruttavano un po' il privilegio dell'invasore per mangiare meglio..
La nonna non ha mai parlato male comunque di questi ragazzi.. forse li vedeva come tali. Non ha mai raccontato episodi di violenza. Ma ha solo descritto questo cercare ogni tanto qualcosa di buono da mangiare. Forse in un paesino di campagna lontano dalle grandi città e con strade poco importanti la guerra è un po' meno guerra. Per tutti.
mercoledì 13 giugno 2007
I bomboloni di Fabrizio (13 anni)
A 13 anni avevo un amico speciale, una specie di fidanzato, con cui andavo in giro per il fosso, con cui giocavo a ping pong, con cui favevo tante belle cose.
E quando eravamo insieme non volevamo nessun altro con noi.
E tutti ci prendevano in giro.. ma questa cosa durava da anni. Lui era biondo con tutti i riccioli ed era più alto di me.
I suoi genitori mi volevano bene.... anche troppo forse...
Una sera mi disse.. dopo cena vieni a casa mia... ti faccio i bomboloni!!
.. non saprei.. in realtà non mi fidavo per niente della sua capacità di fare bomboloni.
Poi lui stava in una casa isolata e per andarci di notte di doveva fare un pezzo di strada sterrata nel completo buio della campagna .. insomma non ero per niente felice dell'invito, ma non potevo rifiutare anche perchè suo padre continuò.. è davvero bravo vieni davvero...
Alla fine ci andai, portandomi anche mio fratello e il nostro amico Nicola, per via della strada buia o della timidezza..
Il bombolone mi fu subito consegnato appena varcata la soglia e i sei occhi (lui, la mamma, il babbo) mi fissavano aspettando il mio giudizio... avevo paura ad assaggiarlo .. avevo così paura.. non mi è mai riuscito mentire e non volevo che nessuno se la prendesse.. mio fratello e Nicola mangiarono il loro, o rifiutarono con qualche scusa non ricordo..
Insomma io stavo lì e mi sentivo sotto osservazione....
Troppo
Troppi occhi su di me
Troppo silenzio
Alla fine non so come il bombolone cadde in terra prima che potessi assaggiarlo...
L'hai fatto apposta disse lui un pò contrariato
No sussurrai diventando di tutti i colori dell'arcobaleno
Allora prendine un'altro .. non sapevo che fare
Alla fine lo presi e uscimmo fuori a mangiarlo così non avevo gli occhi addosso. Non ricordo bene se lo mangiai, se mi piacque o no.. ma tutte quelle facce in attesa non le scorderò mai..
Comunque questa storia mio fratello e Nicola la ricordano ancora bene!!!
E quando eravamo insieme non volevamo nessun altro con noi.
E tutti ci prendevano in giro.. ma questa cosa durava da anni. Lui era biondo con tutti i riccioli ed era più alto di me.
I suoi genitori mi volevano bene.... anche troppo forse...
Una sera mi disse.. dopo cena vieni a casa mia... ti faccio i bomboloni!!
.. non saprei.. in realtà non mi fidavo per niente della sua capacità di fare bomboloni.
Poi lui stava in una casa isolata e per andarci di notte di doveva fare un pezzo di strada sterrata nel completo buio della campagna .. insomma non ero per niente felice dell'invito, ma non potevo rifiutare anche perchè suo padre continuò.. è davvero bravo vieni davvero...
Alla fine ci andai, portandomi anche mio fratello e il nostro amico Nicola, per via della strada buia o della timidezza..
Il bombolone mi fu subito consegnato appena varcata la soglia e i sei occhi (lui, la mamma, il babbo) mi fissavano aspettando il mio giudizio... avevo paura ad assaggiarlo .. avevo così paura.. non mi è mai riuscito mentire e non volevo che nessuno se la prendesse.. mio fratello e Nicola mangiarono il loro, o rifiutarono con qualche scusa non ricordo..
Insomma io stavo lì e mi sentivo sotto osservazione....
Troppo
Troppi occhi su di me
Troppo silenzio
Alla fine non so come il bombolone cadde in terra prima che potessi assaggiarlo...
L'hai fatto apposta disse lui un pò contrariato
No sussurrai diventando di tutti i colori dell'arcobaleno
Allora prendine un'altro .. non sapevo che fare
Alla fine lo presi e uscimmo fuori a mangiarlo così non avevo gli occhi addosso. Non ricordo bene se lo mangiai, se mi piacque o no.. ma tutte quelle facce in attesa non le scorderò mai..
Comunque questa storia mio fratello e Nicola la ricordano ancora bene!!!
martedì 29 maggio 2007
18 Anni
Ricordo perfettamente il mio diciottesimo compleanno. Ricordo di non aver festeggiato niente di particolare. Era domenica. Era il 1985. Il giorno dopo avrei avuto un compito di Storia e Filosofia insieme.
Ricordo che non ho studiato. Volutamente perchè per diamine era il mio diciottesimo compleanno, ed era domenica. Ricordo che ho pensato .. qualcosa inventerò ..
Ricordo che avevo pantaloni bianchi, maglietta nera e scarpe nere.
Ricordo che ho pensato molto quel giorno.
Ricordo che sono stato sdraiato tutto il pomeriggio sul muretto della Chiesa a meditare su quello che pensavo sarebbe accaduto quel giorno, che poi si era alla fine trasformato in un giorno come tanti.
Ma chiaro avevo in mente un solo pensiero.
SONO MAGGIORENNE. QUALORA DECIDESSI DI ANDARMENE NESSUNO HA PIU' DIRITTI SU DI ME. NESSUNO.
Un pensiero che mi dava tanta tanta forza.
Anche se in realtà vedevo che nientre sembrava EFFETTIVAMENTE cambiato.
Un pomeriggio su un muretto della chiesa a guardare il cielo e le nuvole, pensando che alla fine non cambia mai nulla anche se in realtà cambia sempre tutto.
(Il giorno dopo ho fatto il compito di Storia e Filosofia insieme, prendendo 8 a entrambe le materie!!!) A volte alla fine pensare al proprio dentro serve a qualcosa.
Ricordo che non ho studiato. Volutamente perchè per diamine era il mio diciottesimo compleanno, ed era domenica. Ricordo che ho pensato .. qualcosa inventerò ..
Ricordo che avevo pantaloni bianchi, maglietta nera e scarpe nere.
Ricordo che ho pensato molto quel giorno.
Ricordo che sono stato sdraiato tutto il pomeriggio sul muretto della Chiesa a meditare su quello che pensavo sarebbe accaduto quel giorno, che poi si era alla fine trasformato in un giorno come tanti.
Ma chiaro avevo in mente un solo pensiero.
SONO MAGGIORENNE. QUALORA DECIDESSI DI ANDARMENE NESSUNO HA PIU' DIRITTI SU DI ME. NESSUNO.
Un pensiero che mi dava tanta tanta forza.
Anche se in realtà vedevo che nientre sembrava EFFETTIVAMENTE cambiato.
Un pomeriggio su un muretto della chiesa a guardare il cielo e le nuvole, pensando che alla fine non cambia mai nulla anche se in realtà cambia sempre tutto.
(Il giorno dopo ho fatto il compito di Storia e Filosofia insieme, prendendo 8 a entrambe le materie!!!) A volte alla fine pensare al proprio dentro serve a qualcosa.
giovedì 17 maggio 2007
Nonna (magica nonna)
Nonna, magica nonna. Te ne sei andata da un anno e mezzo e ancora mi pare impossibile. Ti vedo ancora come se tu fossi qui. A costruire giochi per le mia bambine, a raccontare storie che sembrano così lontane ma che siamo noi, a cantare canzoni che volevo sempre trascrivere per non perderle ma che poi non l'ho mai fatto. E io che ci faccio qui? Mi vedi? Che pensi? Sono matto vero?
Ma tu mi hai sempre capito più di tutti. Lo sento. Lo so.
Ma tu mi hai sempre capito più di tutti. Lo sento. Lo so.
mercoledì 16 maggio 2007
Il primo bacio (13 anni)
In campagna. Tanti giochi. Fin da piccoli. Tanti amici. Cresciuti insieme. Tra partite a calcio. Sfide a ping pong. Risiko. Nascondino la notte. Sfide. Passeggiate. Esplorazioni. Pesca con le mani. Cinghiali uccisi dai padri cacciatori. Go-Kart molto casalinghi. Biciclette ultra truccate per fare il cross nel bosco. Pozze di fosso usate come piscine (mamma mia che freddo).
Tra tutto questo, ci si facevano domande. Semplici. E ci si davano risposte. Chiare.
Così tra una domanda e l'altra, ho dato il mio primo bacio. Pura tecnica. Con osservatori attenti che imparavano e commentavano. Su un sasso di fosso. Me lo ricordo. Per amicizia. Non per amore.
Sorrido ancora al pensiero.
Tra tutto questo, ci si facevano domande. Semplici. E ci si davano risposte. Chiare.
Così tra una domanda e l'altra, ho dato il mio primo bacio. Pura tecnica. Con osservatori attenti che imparavano e commentavano. Su un sasso di fosso. Me lo ricordo. Per amicizia. Non per amore.
Sorrido ancora al pensiero.
giovedì 10 maggio 2007
Il caramello con le noci e altre merende
Dalla nonna alle quattro emezzo del pomeriggio si DOVEVA fare merenda. Tutti i bambini in campagna fanno merenda verso quell'ora ed infatti dopo le quattro si cominciavano a sentire per il paese le chiamate delle nonne ai propri nipoti per la merenda... e allora da lontano si sentiva .. SIMONEEEEEEEE e simone andava e diceva che sarebbe tornato dopo la merenda ... e poi ancora NICOLAAAAAAA e Nicola andava ... STEFANOOOOOOO e Stefano andava ... ALESSIOOOOOO LUCAAAAAAAA e Alessio e Luca andavano.. insomma c'era questa oretta in cui ognuno se ne tornava alla spicciolata alla propria casa per la famosa merenda.
La merenda poteva conistere di
una fetta o due di pane (di filone) con
olio sale e aceto ...
olio e pasta di acciuga
olio e sale o pomodoro strusciato sopra
marmellata (fatta dalla nonna in casa) e senza burro
vino e zucchero (la mia merenda preferita)
Raramente invece la nonna si divertiva a farci il caramellato.
Ed era una festa, se ce l'avesse fatto troppo spesso non sarebbe stato così magico.
Io non sono mai riuscito a rifarlo (mannaggia mannaggia)
prendeva lo zucchero e lo metteva a sciogliere in un pentolino (forse con un po' d'acqua??)
poi metteva le noci sgusciate sul tavolo di marmo ben pulito
quando lo zucchero era sciolto lo versava sulle noci..
dopo pochi minuti di raffreddamento dal marmo veniva via una meraviglia.
Non era bello da vedersi come quello che si vede sulle bancherelle del luna park, ma sicuramente era molto molto molto più buono...
La merenda poteva conistere di
una fetta o due di pane (di filone) con
olio sale e aceto ...
olio e pasta di acciuga
olio e sale o pomodoro strusciato sopra
marmellata (fatta dalla nonna in casa) e senza burro
vino e zucchero (la mia merenda preferita)
Raramente invece la nonna si divertiva a farci il caramellato.
Ed era una festa, se ce l'avesse fatto troppo spesso non sarebbe stato così magico.
Io non sono mai riuscito a rifarlo (mannaggia mannaggia)
prendeva lo zucchero e lo metteva a sciogliere in un pentolino (forse con un po' d'acqua??)
poi metteva le noci sgusciate sul tavolo di marmo ben pulito
quando lo zucchero era sciolto lo versava sulle noci..
dopo pochi minuti di raffreddamento dal marmo veniva via una meraviglia.
Non era bello da vedersi come quello che si vede sulle bancherelle del luna park, ma sicuramente era molto molto molto più buono...
venerdì 20 aprile 2007
Platini (10-11 anni)
Giocavo sempre a calcio. Volevo essere come Platini, il fascino del francese, forse. O forse quando ero piccolo Platini giocava veramente bene a calcio e faceva un sacco di gol. Mi stava antipatico Bettega, e pure Antonioni, che aveva un negozio di abbigliamento sportivo in centro a Firenze e ogni tanto qualcuno diceva che Antonioni era veramente 'bono' e che si doveva andare al negozio a vederlo. Ma a me proprio non piaceva, neppure come giocava. Io avevo Platini nel mio immaginario e quando giocavo a calcio mi figuravo proprio di esserlo.
A calcio giocavo tutti i giorni.
Il nonno aveva un grande garage che prima era una stalla. Il garage era grande perchè il nonno ha sempre commerciato legname e quindi dopo i cavalli aveva un camion.
La storia del camion è mitica e mia nonna me l'ha raccontata un sacco di volte con tanta soddisfazione ed io la ricordo ancora. Comunque con 'il bandone' del garage si faceva una porta da calcio perfetta e in mezzo alla strada giocavamo a buca e entra... cioè chi faceva gol doveva poi stare in porta. Si giocava in 3, 2 si scartavano e uno stava in porta.
Anche se non mi piaceva stare in porta mi piaceva fare gol, quindi dovevo pagare il piacere del gol con la rottura di stare in porta (niente è gratis nella vita). Per stare in porta avevo un berrettino con visiera senza il quale non mi pareva di non poter parare niente.
Ed ero Zoff...
A calcio giocavo tutti i giorni.
Il nonno aveva un grande garage che prima era una stalla. Il garage era grande perchè il nonno ha sempre commerciato legname e quindi dopo i cavalli aveva un camion.
La storia del camion è mitica e mia nonna me l'ha raccontata un sacco di volte con tanta soddisfazione ed io la ricordo ancora. Comunque con 'il bandone' del garage si faceva una porta da calcio perfetta e in mezzo alla strada giocavamo a buca e entra... cioè chi faceva gol doveva poi stare in porta. Si giocava in 3, 2 si scartavano e uno stava in porta.
Anche se non mi piaceva stare in porta mi piaceva fare gol, quindi dovevo pagare il piacere del gol con la rottura di stare in porta (niente è gratis nella vita). Per stare in porta avevo un berrettino con visiera senza il quale non mi pareva di non poter parare niente.
Ed ero Zoff...
martedì 3 aprile 2007
L'inizio
Non credo sia un caso di essere nat* a 7 mesi
Non credo sia un caso di essere vissut* i miei primi due mesi di vita dentro un incubatrice di vetro.
Protett* dal mondo esterno che mi aspettava.
Non credo sia un caso che appena uscita di lì sia stat* inviat* a casa della nonna
Per via dell'aria di campagna che serviva a me per vivere senza inconvenienti.
Non so quanti mesi ci sono stat* ma almeno 4 o 5.
Prima di essere catapultat* nell'altra vita.
Il medico condotto (allora si chiamava così) veniva tutti i giorni
a farmi una puntura, nelle mie cosce ancora inesistenti
a farmi la puntura di ricostituente per aiutarmi a crescere.
Quando da bambin* lo incontravo, me lo ricordava sempre di tutte queste punture che ogni giorno
mi veniva a fare e mi dava una carezza, perchè deve essere stata una cosa speciale anche per lui.
Non credo sia un caso di essere vissut* i miei primi due mesi di vita dentro un incubatrice di vetro.
Protett* dal mondo esterno che mi aspettava.
Non credo sia un caso che appena uscita di lì sia stat* inviat* a casa della nonna
Per via dell'aria di campagna che serviva a me per vivere senza inconvenienti.
Non so quanti mesi ci sono stat* ma almeno 4 o 5.
Prima di essere catapultat* nell'altra vita.
Il medico condotto (allora si chiamava così) veniva tutti i giorni
a farmi una puntura, nelle mie cosce ancora inesistenti
a farmi la puntura di ricostituente per aiutarmi a crescere.
Quando da bambin* lo incontravo, me lo ricordava sempre di tutte queste punture che ogni giorno
mi veniva a fare e mi dava una carezza, perchè deve essere stata una cosa speciale anche per lui.
venerdì 30 marzo 2007
La raccolta delle olive
Mio nonno aveva un campo. Il campo c'e' ancora ma sono anni che nessuno ci va.. mi ha detto mia cugina che i rovi hanno preso il sopravvento e sicuramente se ci vado d'estate troverò tante more..
Nel campo c'e' una capanna (un giorno ci trovai un giornaletto molto molto ma molto pornografico di mio nonno e me lo studiai tutto, con grande interesse e ancora lo ricordo, avrò avuto 9 o 10 anni... ma guarda il nonno .. pensai)
Nel campo ci sono 25 olivi.
Con le olive si faceva l'olio per tutto l'anno.
In cantina della nonna c'era l'orcio dell'olio. Una cosa preziosissima.
Mia nonna era nata nel 1905 e mio nonno nel 1899 (era un ragazzo del '99 come diceva sempre, il che voleva dire che gli erano toccate tutte e due le guerre, anche se nella seconda si era imboscato.. della prima aveva un sacco di medaglie..) e quindi la preziosità dell'olio me la trasmettevano bene.
Ogni anno dall'inizio alla fine di dicembre tutti i sabati e le domeniche erano dedicati alla raccolta delle olive. Stendevamo un vecchio paracadute intorno ad un olivo per volta e arrampicandosi o sulla pianta o sulle scale facevamo cadere le olive su questo telo bianco. Ma era davvero un paracadute che non ho mai capito dove l'avessero pescato ..
Spesso, a noi bambini, ci davano un paniere per uno e ci dicevano di andare nei nostri olivi preferiti a raccogliere le olive dei rami bassi... penso che così ci toglievano un po' dai piedi e lavoravano meglio.
Ma raccogliere le olive era una festa soprattutto per il pranzo.
I pranzi più belli della mia vita.
I pranzi mitici che non ho più rifatto.
Il nonno e la nonna e gli zii (anche loro partecipavano a questa raccolta) a un certo punto accendevano un fuoco. Quando il fuoco era bello scoppiettante, prendevano dei ramoscelli di olivo e ci infilzavano sopra una salsiccia. Ognuno si cuoceva la sua, tenendo il bastoncino sul fuoco, come vedevo nei fumetti di Topolino a volte quando Qui Quo Qua facevano i campeggi. Era troppo mitico. Una fetta di pane e la salsiccia sul fuoco. Se ne potevano mangiare quante se ne volevano....
Non ho mai più mangiato niente di così buono.
Era buono da tutti i punti di vista.
Nel campo c'e' una capanna (un giorno ci trovai un giornaletto molto molto ma molto pornografico di mio nonno e me lo studiai tutto, con grande interesse e ancora lo ricordo, avrò avuto 9 o 10 anni... ma guarda il nonno .. pensai)
Nel campo ci sono 25 olivi.
Con le olive si faceva l'olio per tutto l'anno.
In cantina della nonna c'era l'orcio dell'olio. Una cosa preziosissima.
Mia nonna era nata nel 1905 e mio nonno nel 1899 (era un ragazzo del '99 come diceva sempre, il che voleva dire che gli erano toccate tutte e due le guerre, anche se nella seconda si era imboscato.. della prima aveva un sacco di medaglie..) e quindi la preziosità dell'olio me la trasmettevano bene.
Ogni anno dall'inizio alla fine di dicembre tutti i sabati e le domeniche erano dedicati alla raccolta delle olive. Stendevamo un vecchio paracadute intorno ad un olivo per volta e arrampicandosi o sulla pianta o sulle scale facevamo cadere le olive su questo telo bianco. Ma era davvero un paracadute che non ho mai capito dove l'avessero pescato ..
Spesso, a noi bambini, ci davano un paniere per uno e ci dicevano di andare nei nostri olivi preferiti a raccogliere le olive dei rami bassi... penso che così ci toglievano un po' dai piedi e lavoravano meglio.
Ma raccogliere le olive era una festa soprattutto per il pranzo.
I pranzi più belli della mia vita.
I pranzi mitici che non ho più rifatto.
Il nonno e la nonna e gli zii (anche loro partecipavano a questa raccolta) a un certo punto accendevano un fuoco. Quando il fuoco era bello scoppiettante, prendevano dei ramoscelli di olivo e ci infilzavano sopra una salsiccia. Ognuno si cuoceva la sua, tenendo il bastoncino sul fuoco, come vedevo nei fumetti di Topolino a volte quando Qui Quo Qua facevano i campeggi. Era troppo mitico. Una fetta di pane e la salsiccia sul fuoco. Se ne potevano mangiare quante se ne volevano....
Non ho mai più mangiato niente di così buono.
Era buono da tutti i punti di vista.
mercoledì 28 marzo 2007
Il negozio bazar del paese
Nel paese vicino a quello della nonna, dove c'era un solo negozio di alimentari che faceva anche da bar dove il nonno andava a giocare a carte e offriva sempre qualcosa a tutti (lui era fatto così offriva sempre qualcosa a tutti e la mia nonna a volte brontolava perchè spendeva troppi soldi). Insomma nel paese vicino c'era il giornalaio. Il giornalaio in realtà era un negozio veramente caotico in cui potevi trovare di tutto.
Ogni tanto il nonno ci dava dei soldi per comprarci qualcosa. Oppure ci avanzavano i soldi che la mamma ci lasciava ogni settimana (dalla nonna in estate la mamma veniva un paio d'ore la settimana a trovarci) per fare la spesa ed allora ce li dividevamo e ognuno ne faceva quello che credeva. A volte mi compravo un gelato (ero ghiotta del 'Pirottino al cacao' Sammontana, tutta cioccolata e dentro un cuore fondente), a volte invece andavo dal giornalaio.
Il giornalino che mi ricordo che mi piaceva tantissimo era Geppo, il diavolo buono a cui danno sempre missioni cattivelle che lui non riesce mai a compiere perchè è troppo buono.
Dal giornalaio c'era un enorme banco sopra cui c'era veramente di tutto. Era bellissimo questo caos in cui spuntava una pistola ad acqua in mezzo a dei libri, in mezzo a dei calzini, in mezzo a milioni di altre cose. Avevo comprato anche una pistola ad acqua grigia con il tappo rosso. Ma le pistole ad acqua di trenta anni fa facevano spruzzi molto piccoli, rispetto a quelle che ha mio nipote. Ma io mi divertivo molto a cercare di fare lo spruzzo più lontano possibile.
Geppo invece, come tutto il resto, lo potevo leggere mentre mangiavo il pranzo (e lo facevo molto volentieri alla faccia del galateo!!).
Il proprietario del bazar si chiamava Bruno e era piuttosto simpatico anche se a volte brontolava se gli sembrava che facessimo confusione sul suo tavolo (ma più di come già era non si poteva!!)
Ogni tanto il nonno ci dava dei soldi per comprarci qualcosa. Oppure ci avanzavano i soldi che la mamma ci lasciava ogni settimana (dalla nonna in estate la mamma veniva un paio d'ore la settimana a trovarci) per fare la spesa ed allora ce li dividevamo e ognuno ne faceva quello che credeva. A volte mi compravo un gelato (ero ghiotta del 'Pirottino al cacao' Sammontana, tutta cioccolata e dentro un cuore fondente), a volte invece andavo dal giornalaio.
Il giornalino che mi ricordo che mi piaceva tantissimo era Geppo, il diavolo buono a cui danno sempre missioni cattivelle che lui non riesce mai a compiere perchè è troppo buono.
Dal giornalaio c'era un enorme banco sopra cui c'era veramente di tutto. Era bellissimo questo caos in cui spuntava una pistola ad acqua in mezzo a dei libri, in mezzo a dei calzini, in mezzo a milioni di altre cose. Avevo comprato anche una pistola ad acqua grigia con il tappo rosso. Ma le pistole ad acqua di trenta anni fa facevano spruzzi molto piccoli, rispetto a quelle che ha mio nipote. Ma io mi divertivo molto a cercare di fare lo spruzzo più lontano possibile.
Geppo invece, come tutto il resto, lo potevo leggere mentre mangiavo il pranzo (e lo facevo molto volentieri alla faccia del galateo!!).
Il proprietario del bazar si chiamava Bruno e era piuttosto simpatico anche se a volte brontolava se gli sembrava che facessimo confusione sul suo tavolo (ma più di come già era non si poteva!!)
Bjorn Borg - 9/10 anni
Quando non potevo giocare a calcio, perchè magari non c'erano altri bambini, allora giocavo a tennis, contro il muro della casa della nonna, in mezzo alla strada. Non passavano molte macchine. Perchè la strada finisce nel paese, non porta da nessun' altra parte. E le auto andavano piano, perchè sapevano che tutti i bambini giocavano in mezzo alla strada e alla piazza del paese.
Io allora ero fanatico di Bjorn Borg, mi piaceva proprio. Non lo volevo sposare, perchè avevo altre idee per quando sarei stato grande. Ma lo adoravo e volevo imparare a fare il rovescio come lui, perchè a quell'età tutto è possibile. Ed allora mi esercitavo veramente tanto sul muro a fare i rovesci di tennis. E mi sentivo pure bravo, ma secondo me era solo una mia impressione.
Sono un autodidatta. Non ho preso una lezione di tennis in tutta la mia vita però me la cavo.
E quella racchetta mi piacerebbe ritrovarla. Ma mi sa che sia andata persa.
Comunque qualcosa ho imparato perchè se provo a giocare a tennis in un campo qualcosa riesco ancora a fare. Insomma Bjorn Borg era il mio modello da seguire per il tennis (per il calcio avevo Platini, ma questa è altra storia), soprattutto per i suoi capelli e la sua fascia sulla fronte.
Io allora ero fanatico di Bjorn Borg, mi piaceva proprio. Non lo volevo sposare, perchè avevo altre idee per quando sarei stato grande. Ma lo adoravo e volevo imparare a fare il rovescio come lui, perchè a quell'età tutto è possibile. Ed allora mi esercitavo veramente tanto sul muro a fare i rovesci di tennis. E mi sentivo pure bravo, ma secondo me era solo una mia impressione.
Sono un autodidatta. Non ho preso una lezione di tennis in tutta la mia vita però me la cavo.
E quella racchetta mi piacerebbe ritrovarla. Ma mi sa che sia andata persa.
Comunque qualcosa ho imparato perchè se provo a giocare a tennis in un campo qualcosa riesco ancora a fare. Insomma Bjorn Borg era il mio modello da seguire per il tennis (per il calcio avevo Platini, ma questa è altra storia), soprattutto per i suoi capelli e la sua fascia sulla fronte.
martedì 27 marzo 2007
Regole nella Vita Bianca
La vita bianca si svolge in campagna dai nonni. Mia nonna era una tipa tosta e molto ferrea nel tenerci con sè. Però le regole erano molto rilassanti.
le regole a casa della nonna erano le seguenti
1 - Ognuno si doveva fare il proprio letto e tenere in ordine.
2 - Ognuno doveva dare una mano in casa prima dei giochi (andare a fare la spesa, apparecchiare, sparecchiare, rigovernare i piatti e spazzare la cucina era di noi bambini)
3 - Ognuno si doveva lavare a mano i propri indumenti sotto insegnamento della nonna nella quantità di energia da impiegare per questo lavoro e nella modalità dei risciacqui (la nonna aveva la fissazione che la lavatrice servisse solo per le lenzuola e meno male almeno per quelle la usava, la lavatrice di mia nonna è durata infatti circa 30 anni)
Dopo di che non esistevano altre regole e tutto andava bene.
Eravamo liberi e felici.
La tensione si allentava completamente.
Io potevo esistere e litigare come normalmente si fa con mio fratello e mia sorella.
le regole a casa della nonna erano le seguenti
1 - Ognuno si doveva fare il proprio letto e tenere in ordine.
2 - Ognuno doveva dare una mano in casa prima dei giochi (andare a fare la spesa, apparecchiare, sparecchiare, rigovernare i piatti e spazzare la cucina era di noi bambini)
3 - Ognuno si doveva lavare a mano i propri indumenti sotto insegnamento della nonna nella quantità di energia da impiegare per questo lavoro e nella modalità dei risciacqui (la nonna aveva la fissazione che la lavatrice servisse solo per le lenzuola e meno male almeno per quelle la usava, la lavatrice di mia nonna è durata infatti circa 30 anni)
Dopo di che non esistevano altre regole e tutto andava bene.
Eravamo liberi e felici.
La tensione si allentava completamente.
Io potevo esistere e litigare come normalmente si fa con mio fratello e mia sorella.
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